HOME

IL PALINSESTO DEL CUORE

La parola “palinsesto” di questi tempi fa venire in mente la programmazione televisiva. Del resto, non tutti sanno che è una parola presa in prestito dagli antichi, quando si usava in relazione al soggetto per il quale è stata coniata: la pergamena.

A motivo della scarsità dei materiali, nel passato si procedeva con metodi più o meno invasivi, a cancellare lo scritto sulle pergamene per poter riscriverci sopra. Il risultato era disastroso: la perdita di una infinità di opere letterarie nonché di documenti storici importanti. Lo scritto precedente però, non si poteva eliminare del tutto, così, con tecniche diverse, qualcuno riusciva di tanto in tanto a decifrare parte dell’opera appena cancellata. Con questo metodo, tanto è stato recuperato altrimenti perduto per sempre. Quello che qui mi interessa, è la sovrapposizione ciclica di pensieri e immagini anche profondamente diversi tra loro ma necessariamente riprodotte sullo stesso irrinunciabile supporto, il quale, volta dopo volta, veniva ripulito ma non tanto bene da non potervi trovare anche dopo molto tempo tracce di idee passate ma non certo esaurite dai diversi percorsi umani.    Thomas De Quincey, nella prima metà dell’ottocento, scriveva che anche il cervello umano è un naturale e possente palinsesto dove, nel corso degli anni, strati perenni di immagini e idee si sono impressi apparentemente l’uno sull’altro, mentre in realtà nessuno d’essi è andato perduto. Lui dice che anche se lo scorrere della vita umana e le sue manifestazioni esterne possono sembrare sconnesse e incoerenti, i principi che organizzano tutti gli elementi eterogenei che le vita può aver accumulato, sono essenzialmente gli stessi, riuniti intorno a punti fissi determinati. Questi punti fissi, anche se coperti apparentemente dal drappo dell’oblio, all’improvviso, un comando silente lanciato dal cervello, solleva il drappo e il teatro della memoria si rivela gradualmente in tutto il suo splendore. Questo non mi ha impressionato immediatamente. Quando però ho letto un passo di Borges nel libro “Altre Inquisizioni”, quel drappo di cui avevo letto tempo prima, sì è alzato davvero, e la cosa mi si è subito palesata chiara ed immediata, ma con una differenza: avvertivo non un punto fisso cerebrale, della mente, piuttosto immagini sentimentali, del cuore, come foto malinconiche che scorrono una dopo l’altra davanti gli occhi.  Borges scrive che la letteratura non è la storia degli autori e di tutti gli accidenti della carriera delle loro opere, piuttosto è la storia di uno spirito centrale da cui tutto è prodotto o consumato, come una unica storia compiuta e condotta a termine senza menzionare nemmeno un solo scrittore. Se avesse voluto scrivere un testamento letterario per i postumi, sicuramente avrebbe citato altri autori e non se stesso, a riprova che esiste un solo albero letterario, benché padre di milioni di foglie, ognuna con una spiccata individualità ma con la stessa matrice genetica. Per questo motivo, aggiunge Borges, chi cerca di copiare uno scrittore, lo fa innocentemente, perché confonde quello scrittore con la letteratura in senso lato, e lo fa perché sospetta che allontanarsi da quello stile che tanto ammira può significare allontanarsi dalla ragione e dall’ortodossia. In fondo a quell’articolo afferma che lui stesso credette che la  quasi infinita letteratura stesse in un solo uomo. Quell’uomo per lui fu dapprima Carlyle, poi Becher, poi Whitman infine proprio De Quincey. Io avevo già letto qualcosa di De Quincey, poi lessi Borges che citava De Quincey, infine Calvino che citava Borges per lo stesso motivo, ecco, mi sono detto, il palinsesto del cuore, il supporto emotivo su cui scriviamo di volta in volta sovrapponendo strati emotivi che la letteratura ci lascia non nella mente, sede della ragione, ma proprio nel cuore, come un palinsesto che si rinnova ogni qualvolta il fuoco dell’arte poetica accende un desiderio malinconico. Questo è, in fondo, il percorso tecnico di questo mio blog: la ricerca della matrice emotiva letteraria, ciò che spinge o ispira la stesura, il segno, l’impressione. In effetti, non mi metto in gioco nel campo della mente, dove ben potrei perdere ogni sfida, ma proprio in quello del cuore, dove non si entra con atteggiamenti agonistici, piuttosto con curiosità emotiva, leggera, con spirito di condivisione e non di contesa. Ed è proprio con questo atteggiamento che consiglio di leggere queste pagine, perché è l’unica chiave che permette di entrare in sintonia emotiva e quindi condividere se possibile le stesse emozioni immediate, quei punti fissi di cui parlava De Quincey, di cui parlava Borges, che confermò Calvino citando magari Leopardi o Dante o Cavalcanti, i quali a loro volta credettero che l’ortodossia della letteratura era soltanto quella dei greci o dei romani, tutti col proprio palinsesto del cuore, già scritto e riscritto da qualcun altro.  Provo,  dove possibile, di indicare  -con un ragionevole margine di errore-  il punto esatto dove nascono le scintille che poi diverranno fuoco con cui fondere la materia emotiva e forgiare una lirica, una prosa, nel mio caso, si capisce. Certo, reperisco la materia prima tra gli argomenti altrui, come scrisse Montaigne:  “Mi accade spesso di parlare di cose che sono state meglio trattate dai maestri del mestiere, e con più verità…chi mi taccia di ignoranza non mi farà torto…queste non sono la mia scienza, ma le mie fantasie, con le quali non cerco di far conoscere le cose, ma me stesso…non si badi tanto agli argomenti, ma a come io li tratto…certo, non faccio nulla senza gioia…”

Faccio mie queste parole che risaltano tra le altre sul mio palinsesto, come ad esempio quelle di Miller, autore di “Morte di un commesso viaggiatore”, quando, alla domanda “perché lei scrive?”,  lui risponde sorridendo:

-“Per dare un ordine, o creare un ordine delle cose.”

-Dov’è il disordine?  -chiede l’intervistatore-

Lui risponde:

-“Dentro di me, non c’è dubbio.”

Ecco, è contro questo disordine che combatto anch’io tutti i giorni della mia vita. E l’unico modo di fare ordine è quello di decifrare, evidenziare, riportare alla luce e condividere, se volete, ciò che si sovrappone felicemente nel mio personale palinsesto del cuore.

Annunci

3 risposte a “HOME

  1. Il palinsesto del cuore! Bello, vero? Quasi vorresti dire: Ma dove l’ho già letto? rischiando di far torto all’autore, che certamente ha tratto la suggestiva metafora dal suo personale palinsesto emotivo e culturale. Ma è il segno della sua densità espressiva, della sua forza archetipale, della sua potenziale universalità. Il cuore dell’uomo un palinsesto misterioso, sul quale mani invisibili tracciano quotidianamente scritture che sembrano sovrapporsi l’una all’altra, ma non fino al punto che non si conservi traccia della scrittura sottostante, e che tale traccia non possa improvvisamente riaffiorare, lasciandoti magari un brivido, o l’emozione di una scoperta, o il rischio di trovarsi faccia a faccia con un’emozione rimossa, o una verità sottaciuta, come di fronte a un alieno. E se il nostro personale palinsesto, o meglio una sua parte considerevole e determinante, fosse già stato scritto da una mano sconosciuta (o più mani) già all’atto della nostra nascita, o addirittura del nostro concepimento? e il palinsesto di tutta una vita non fosse che lo sviluppo di quel primo palinsesto originario datoci in eredità con l’ingresso nel mondo fenomenico, dove si gioca il nostro destino dell’essere, o dell’apparire, o dell’illusione dell’essere? No, non ci credo, ne andrebbe della nostra libertà, e della nostra responsabilità. Forse questo pensiero che mi ha momentaneamente attraversato la mente è solo un’improvvisa vibrazione del cuore ingannevolmente sollecitato da una presenza mefistofelica alla quale ho l’obbigo di opporre una consapevole resistenza. Ad ogni modo, tutto questo è pur sempre segno di quanto sia articolato complesso e ricco il nostro palinsesto del cuore, e di quanto un ipotetico viaggio attraverso i suoi strati possa essere infinitamente più emozionante, e forse anche rischioso, di un qualsiasi viaggio del più attrezzato archeologo attraverso gli strati della storia dell’uomo.

    Mi piace

  2. bellissimo. ho letto con interesse questa tua propostoa di un palisesto del cuore sul filo della letteratura e snon solo. mi intriga molto. ed è profondamente vero. succede ogni volta che si scrive o che si legge di stilarne uno. mi fa pensare a un ipertesto o a una serie di strati inconsci, di reminiscenze, di saperi che si credevano perduti e che, invece, vengono a galla, in frammenti, in un proprio personale palisensto emotivo. succede anche ora, mentre scrivo.
    grazia

    Mi piace

  3. I love your blog.. very nice colors & theme. Did you make this website yourself or did you hire
    someone to do it for you? Plz answer back as
    I’m looking to construct my own blog and would like to know where u got this from. thanks a lot

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...